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Emergenza Coronavirus

March 08, 2020

A Milano e in tutta Italia la situazione è seria e non va sottovalutata. Ci vuole cautela e informazione anche e soprattutto da un punto di vista psicologico.
Ipsi c'è, siamo aperti e continuiamo l'attività!
In conformità al recente Decreto Ministeriale e alle linee guida dell'Ordine degli Psicologi abbiamo deciso di limitare al massimo gli spostamenti per aiutare il contenimento del Covid - 19 e stiamo lavorando anche con le sedute via Skype. In questo modo riusciamo a mantenere la continuità dei percorsi intrapresi e siamo pronti a intraprendere nuovi percorsi! Teniamo duro!
Per qualsiasi informazione ci trovate ai nostri recapiti:
e-mail : segreteria@ipsimilano.com
tel. 02 9438 2751

Internet Addiction

June 25, 2019

In seguito all’introduzione dei dispositivi mobili, quali gli smarthphone e i tablet, lo scenario di connessione è mutato radicalmente in quanto potenzialmente è possibile essere online sempre e ovunque. Internet dunque non è più semplicemente un mezzo di comunicazione, ma un vero e proprio ambiente entro cui vivere i rapporti professionali, familiari, amicali, sentimentali.
Pertanto stabilire il momento preciso in cui ci si connette e stimare conseguentemente il tempo di connessione come variabile per distinguere il comportamento d’uso da uno d’abuso è sempre più aleatorio (Wallace, 2014). Anche perché lo stesso comportamento, come il numero di volte in cui un soggetto controlla la propria email, ha un significato diverso a seconda del rapporto tra le mail effettivamente ricevute durante la giornata e il numero di accessi alla mail. Controllare dieci volte al giorno la casella ha un diverso significato se la media di ricezione è di due mail alla settimana oppure ottanta mail al giorno. Il numero di volte di accesso al profilo Facebook ha un significato diverso se si tratta di un profilo professionale da tenere aggiornato oppure se ci si sente soli e incapaci di relazioni. Gli adolescenti nativi digitali con buone relazioni sociali infatti trascorrono più tempo online rispetto a quelli più isolati (Baiocco, Laghi, Carotenuto e Del Miglio, 2011). 
Tuttavia non è possibile trascurare le implicazioni sulla definizione della salute e della patologia mentale (Barak, 2008; Silver e Massanari, 2006). È necessario sottolineare che le psicopatologie non sono entità assolute e invarianti nel tempo ma sono influenzate dal contesto storico culturale. L’Internet Addiction Disorder  pare essere una categoria pesantemente storicizzata che ha colto un problema specifico di alcuni immigrati digitali alle prese con la rivoluzione digitale. 
Muovendoci in uno scenario di progressiva inclusione di porzioni sempre più abbondanti dell’esistenza umana, appare riduttivo parlare di dipendenza da internet quando risulta più plausibile riferirsi a dimensioni patologiche mediate dalla rete (Tonioni, 2013). Non è tuttora chiaro se gli utenti del web possano sviluppare una dipendenza a  Internet o su  Internet oppure se la dipendenza non si strutturi verso un’attività più specifica che non Internet in sé (ad es. il gioco d’azzardo patologico online). Come considerare allora sintomi da astinenza legati al non avere disponibile una connessione a Internet in una società dove una grande percentuale di attività si compiono attraverso il web?
Coerentemente con queste osservazioni, alcuni autori (Jurgenson, 2012) suggeriscono di adottare il termine di «Realtà Aumentata – Augmented Reality ». La rete rappresenta un’estensione della realtà stessa e non quindi un’alternativa, configurandone l’uso patologico solo se segue rotte esclusive piuttosto che inclusive e complementari. Le due dimensioni tendono sempre più a mescolarsi: chiunque disponga di uno smarthphone è sempre connesso, per raggiungere una destinazione ci si orienta con una mappa online (GPS), quando si è in riunione via Skype si sta «realmente» facendo una riunione. L’eterogeneità delle attività svolte online è negata dai criteri diagnostici dell’IAD. Pertanto, coerentemente con altri autori (Griffiths e Szabo, 2014; Rooij e Prause, 2014; Starcevic, 2013; Starcevic e Aboujaoude, 2016) riteniamo che la tale categoria debba essere abbandonata perché Internet è un termine troppo inclusivo e può essere inteso come il luogo entro cui studiare i comportamenti disfunzionali come la dipendenza. Alla luce delle consistenti criticità metodologiche, teoriche, epistemologiche della categoria di Internet Addiction Disorder  esposte nella presente rassegna e dei mutamenti storici, sociali e culturale riteniamo in linea con Starcevic (2013) che tale categoria non sia più utile da un punto di vista diagnostico e che siano più convincenti le proposte emergenti che fanno riferimento a una costellazione di patologie legate a Internet (IRP – Cantelmi et al. , 2000; IMP – Tonioni, 2013).
La questione centrale ritorna quindi ad essere la modalità con cui un individuo vive e gestisce la sua esperienza quotidiana anche attraverso l’uso di internet e non patologizzare internet di per sé.

I disturbi d'ansia

May 21, 2019

Gli studi sui disturbi d’ansia, così come quelli sulla depressione, evidenziano l’esistenza di casi di recidiva che si attestano intorno al 30% nei casi di trattamento costituito da Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (CBT).
Esistono altre forme di trattamento; in particolare ci soffermiamo su altre forme di CBT, denominate LiCBT (CBT a bassa intensità), che sono più brevi, meno costose e si basano su tecniche che aiutano ad autogestire i sintomi.
Questi tipi di terapie, che mirano a migliorare l’accessibilità al trattamento dei disturbi psicologici, si basano sulla possibilità di seguire un trattamento in modo indipendente, con differenti mezzi di supporto.
Dallo studio “Relapse and recurrence of common mental health problems after low intensity CBT: The WYLOW longitudinal cohort study” di Jaime Delgadillo et al. emerge però che diminuire la durata e l’intensità del trattamento può portare a una maggiore probabilità di ricadute, specialmente se non è stato dedicato il giusto tempo e la giusta attenzione al tema della prevenzione delle ricadute stesse.

 

Per approfondimenti:

Delgadillo, J., Leach, C., Lucock, M & Lutz, W, 2017. Relapse and recurrence of common mental health problems after low intensity CBT: The  WYLOW longitudinal cohort study. Psychotherapy and Psychosomatics

L’efficacia della psicoterapia

May 02, 2019

Si è soliti pensare ai colloqui psicologici come ad uno sfogo, ad aiuto generico rispetto alle difficoltà che si vivono. Vogliamo precisare qui meglio un aspetto rilevante, ovvero che le psicoterapie sono caratterizzate da alcune specificità legate al processo di ascolto empatico, alla collaborazione e al consenso sugli obiettivi di trattamento e all’ alleanza di lavoro. Questi elementi, comuni alle varie scuole di psicoterapia, sono elementi imprescindibili al processo terapeutico e che differenziano la psicoterapia dall' ascolto, permettendo di creare nuove rappresentazioni di sé nel mondo che viviamo così da poter agire in modo migliore per vivere a pieno le nostre esperienze. I dati della letteratura scientifica in merito sono ormai molto chiari anche nel mostrare come le psicoterapie siano efficaci, in particolare quelle a lungo termine perché permettono di migliorare anche dopo la conclusione della terapia stessa, riducendo drasticamente il rischio di ricadute successive.

 

Per approfondimenti:
Le psicoterapie a lungo termine hanno un il 65% di probabilità di miglioramento in più rispetto a quelle a breve termine a metà trattamento, con un incremento al doppio della probabilità alla conclusione e a 2,25 volte di più, due anni dopo la conclusione. (Leichsenring & Rabung, Effectiveness of long-term psychodynamic psychotherapy: a meta-analysis. JAMA, 2008).
Pablo Zuglian. I fattori terapeutici nella letteratura empirica. In La competenza a curare, ed. Emilio Fava, Mimesis, Milano. 2016
 

Look Beyond Borders

March 13, 2019

Questo video permette di comprendere, al di la delle parole, l'importanza dello sguardo e della relazione. Il video è un "esperimento" di Amnesty International.

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